Monthly Archives: Giugno 2020

Il dizionario delle batterie auto

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Poche cose sono importanti in un’auto come le batterie ma non è facile comprendere tutta la terminologia legata a questo settore.

Per far conoscere meglio questo mondo al grande pubblico l’azienda tedesca Varta ha realizzato un dizionario con la spiegazione di tutti i termini in parole semplici. Scopriamolo insieme.

Il dizionario delle batterie auto

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AGM

Absorbent Glass Mat: strato di microfibra di vetro utilizzato per assorbire l’acido solforico nelle batterie al piombo.

Accettazione di carica

La quantità di corrente in ampere-ora che una batteria con un determinato livello di carica riesce ad accettare a una temperatura e una tensione di carica specifiche in un tempo definito.

Amperaggio di avviamento a freddo

Numero di ampere che una batteria piombo-acido può erogare a – 17,8° C per 30 secondi, mantenendo una tensione di almeno 1,2 volt per cella.

Ampere (A)

L’unità di misura del flusso di elettroni, o corrente, attraverso un circuito.

Ampere-ora (Ah)

Unità di misura della capacità di immagazzinamento di energia di una batteria, ottenuta moltiplicando la corrente in ampere per il tempo di scarica in ore.

Capacità

La capacità di una batteria a piena carica di erogare una specifica quantità di elettricità (Ah) a un determinato amperaggio (A) in un lasso di tempo definito (h).

Cella

L’elemento di base che produce corrente elettrochimica in una batteria, costituito da piastre positive, elettrolito, separatori e scatola. Una batteria piombo-acido da 12 volt è composta da 6 celle.

Ciclo

In una batteria una scarica più una ricarica equivalgono a un ciclo.

Circuito

Il percorso seguito da un flusso di elettroni. Il circuito chiuso è un percorso completo mentre il circuito aperto è un percorso interrotto che non consente il passaggio di corrente.

Coperchio

Il coperchio della scatola della batteria.

Corrente

La velocità del flusso di elettricità, cioè il movimento degli elettroni lungo un conduttore. L’unità di misura della corrente è l’ampere (A).

Corrosione

La reazione chimica distruttiva tra un elettrolito liquido e un materiale reattivo.

Cortocircuito

Un collegamento a bassa resistenza – in genere non voluto – in un cavo o un dispositivo elettrico, che consente il passaggio di corrente dai valori molto elevati. In una batteria il cortocircuito di una cella può durare abbastanza a lungo da scaricare la cella e rendere la batteria inutilizzabile.

Elettrolito

In una batteria piombo-acido, l’elettrolito è acido solforico diluito con acqua. Un conduttore che fornisce acqua e solfato per la reazione elettrochimica.

Livello di carica/condizioni della batteria

La quantità di energia elettrica immagazzinata in una batteria in un determinato momento, espressa come percentuale dell’energia contenuta nella batteria a piena carica.

Massa attiva

Nelle piastre positive la massa attiva è costituita da biossido di piombo, nelle piastre negative da piombo metallico spugnooso. Quando si crea un circuito elettrico, durante la carica e la scarica questi materiali reagiscono con l’acido solforico.

Massa/terra

Il potenziale di riferimento di un circuito. Per le automobili si parla di “collegamento/messa a massa/terra” quando si collega il cavo batteria alla carrozzeria del veicolo per utilizzare quest’ultima come percorso per chiudere il circuito, invece di usare un cavetto diretto da un componente. Oggi in oltre il 99% delle applicazioni nel settore automobilistico è il polo negativo della batteria a fungere da massa.

Ohm

Unità di misura della resistenza elettrica o impedenza in un circuito elettrico.

Piastra-Negativa

Un elemento di metallo fuso contenente massa attiva (piombo spugnoso).

Piastra-Positiva

Un elemento di metallo fuso contenente massa attiva (biossido di piombo).

Polo

Collegamento elettrico dalla batteria al circuito esterno. Ogni polo è collegato alla prima barretta (positiva) o all’ultima (negativa) delle celle collegate in serie di una batteria.

Riserva di capacità (RC)

Il numero di minuti per cui una batteria nuova, completamente carica, può erogare 25 ampere a 26,7°C e mantenere una tensione ai poli uguale o superiore a 1,75 volt per cella. Questo valore indica per quanto tempo la batteria può continuare ad alimentare gli accessori essenziali se l’alternatore o il generatore del veicolo smettono di funzionare.

Scarica profonda

Stato in cui una cella viene scaricata completamente prelevando una corrente bassa e la tensione scende sotto la tensione finale di scarica.

Scatola

Il contenitore in polipropilene o ebanite che racchiude le piastre e l’elettrolito.

Separatore

Elemento divisorio che si interpone tra le piastre positive e quelle negative di una cella e che consente il passaggio di corrente attraverso di essa.

Stratificazione dell’acido

Quando si carica una cella piombo-acido, nelle piastre si produce acido ad alta densità. Questo acido pesante, in virtù della forza di gravità, scende nella parte inferiore della cella, mentre l’acido di minore densità sale verso l’alto. La stratificazione dell’acido può causare perdita di capacità e/o guasti alla batteria.

Tensione di scarica finale

Indica il livello di voltaggio ammissibile più basso di una batteria o una cella. Al di sotto di questo voltaggio (scarica profonda) la cella elettrochimica si può compromettere o (tramite inversione del polo) distruggere nel caso di vari tipi di batterie.

Volt

Unità di misura del potenziale elettrico.

VRLA

Valve Regulated Lead Acid: batteria sigillata a manutenzione zero.

Watt

Unità di misura della potenza elettrica, cioè il lavoro compiuto nell’unità di tempo dalle cariche elettriche durante lo spostamento tra due punti di un conduttore a diverso potenziale. La potenza elettrica è data dal prodotto della tensione per l’intensità di corrente: Watt = Ampere x Volt.

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Car detailing, cos’è e quali sono le fasi da seguire nel dettaglio

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Non tutti conoscono quel che si racchiude dentro il termine car detailing: si tratta di tutti gli aspetti che riguardano la pulizia, la lucidatura e la manutenzione di un’auto. Interventi che servono a ripristinare l’aspetto originario di una macchina o mantenerlo tale per più tempo possibile, proteggendolo dalla normale usura.

Il car detailing è personalizzabile, quindi ognuno di noi lo può interpretare a modo suo, pur esistendo delle procedure di lavorazione specifiche e dei prodotti e attrezzi da usare. L’obiettivo di un esperto di car detailing, più o meno esigente, è migliorare le performance dei veicoli, ottimizzarne i tempi di risposta o i risultati e mantenere l’auto sempre come nuova nella parte estetica. Solo i professionisti del settore sanno indicare quale strada intraprendere per occuparsi di car detailing in maniera seria. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Quali sono le differenti fasi del car detailing?

Per occuparsi di car detailing in maniera corretta, ci sono delle fasi da tener presente e seguire alla lettera. È bene occuparsi della cura della propria auto con i prodotti giusti e usando le attrezzature adeguate per mantenere la vettura in perfette condizioni. Vediamo quali sono le fasi da seguire assolutamente:

  • la prima è il lavaggio dell’auto, che serve per eliminare tutti i residui di sporco che provengono dalla strada, la polvere, gli insetti. Chiaramente si fa riferimento sia alla pulizia degli interni che a quella degli esterni della vettura. Generalmente si usano guanti o panni appositi, è bene scegliere lo strumento che si preferisce, e prodotti neutri, per non andare ad aggredire le parti più delicate dell’auto. Il lavaggio non deve essere fatto in maniera sbrigativa, bisogna prendersi il giusto tempo, per non rischiare di graffiare la vernice o di lasciare degli antiestetici aloni sulle superfici;
  • la seconda fase è la decontaminazione, che elimina tutto quello che un semplice trattamento di pulizia non è in grado di rimuovere. Dopo questa fase, la carrozzeria deve essere liscia al tatto, bisogna eliminare ogni possibile traccia di resina, catrame, ferro, ossidazione o colla;
  • arriviamo alla terza fase, quella della lucidatura, la parte più articolata del car detailing. Oltre ad usare le migliori tecnologie in commercio, infatti, per ottenere dei buoni risultati sull’auto, serve un’ottima lucidatura. È necessario proseguire in modo lineare, andando ad eliminare piccoli graffi, ossidazioni e opacità, donando un aspetto luminoso e brillante alla carrozzeria dell’auto. vi sono differenti tipologie di lucidatura possibili: la prima è quella a mano, la più economica, che permette di stendere il prodotto con un applicatore. Si può usare altrimenti la lucidatrice rotorbitale, utile per i privati, o quella rotativa, che usano invece i professionisti, in grado di ottenere risultati ottimali in poco tempo, ma anche di rovinare la macchina, se non si è capaci di usarla in maniera corretta;
  • la quarta fase è quella della protezione, che serve per mantenere i risultati ottenuti nelle fasi precedenti. In questo modo l’auto risulta meno sensibile a qualsiasi agente atmosferico, alla polvere e agli anni che passano. Oggi esistono addirittura delle protezioni totali, capaci di prevenire anche l’effetto corrosivo dell’acqua, i graffi e l’azione dello sporco, tutto dipende dall’impegno che si vuole dedicare al car detailing, in termini economici e di tempo;
  • l’ultima fase è ovviamente quella del mantenimento, che serve per conservare più a lungo possibile tutti gli effetti dei vari trattamenti eseguiti. È importante ad esempio usare dei detergenti equilibrati e neutri, degli accessori delicati, detailer lubrificati e panni non pericolosi per qualsiasi tipologia di superficie.

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Dieci auto che meriterebbero una versione sportiva

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Le auto sportive non piacciono più come un tempo: ai clienti (che preferiscono le SUV) e alle Case (le vetture più potenti alzano la media delle emissioni di CO2).

In questa guida all’acquisto abbiamo analizzato dieci auto che meriterebbero una versione sportiva: 10 vetture molto amate a cui manca una variante “pepata”. Scopriamole insieme.

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Citroën C3 Racing

Sappiamo che Citroën ha abbandonato il WRC ma stiamo pur sempre parlando del marchio che ha vinto più rally iridati.

Perché quindi non creare una versione della C3 realizzata da Citroën Racing? Magari spinta dal 1.6 turbo benzina già visto sulla DS3 Racing e attualmente presente (seppur in versione depotenziata) sulla C5 Aircross.

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Fiat Panda 135 HP

Una variante pimpante della Fiat Panda manca a molti: l’erede della mitica 100 HP potrebbe chiamarsi 135 HP e montare il 1.4 turbo benzina T-Jet della Abarth 595 depotenziato a 135 CV come sulla prima 500 moderna dello Scorpione.

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Ford EcoSport Raptor

La Ford EcoSport sta per andare in pensione ma potrebbe chiudere la carriera con una versione Raptor grintosa (perché non mettere ad esempio il motore 1.0 EcoBoost turbo tre cilindri mild hybrid benzina della Puma?) ed efficace in off-road (look da fuoristrada e la trazione integrale, comparsa per breve tempo – nel biennio 2018/2019 – nella gamma della piccola SUV statunitense).

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Jeep Compass SRT

Nella gamma Jeep Compass manca una versione più sportiva della S: si potrebbe ad esempio lanciare una variante con un look ancora più aggressivo, con l’assetto ribassato e con il motore 1.3 turbo benzina T4 da 180 CV già visto sulla “cugina” Renegade.

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Lancia Ypsilon S MomoDesign

Tra il 2013 e il 2015 l’allestimento S MomoDesign ha portato un look più maschile alla Lancia Ypsilon. Si potrebbe riproporre questa formula aggiungendo un motore più vivace come ad esempio il 1.4 turbo benzina T-Jet da 120 CV della Fiat Tipo.

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Peugeot 108 GT Line

La Peugeot 108 GT Line è già stata presente in listino tra il 2017 e il 2019. Noi riproporremmo questa variante ma con un motore più potente come il 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 102 CV della 2008. Tanti cavalli e peso contenuto: l’ideale per divertirsi…

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Renault Zoe RS

La Renault Zoe RS – una variante sportiva della piccola elettrica francese realizzata in collaborazione con Renault Sport – è quello che manca a una Casa che sta puntando molto sulle vetture a emissioni zero.

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Toyota RAV4 GR Sport

Realizzare una Toyota RAV4 GR Sport senza cambiare motore ma semplicemente regalando un look più aggressivo alla SUV media giapponese significherebbe riproporre quanto già fatto sulla Corolla.

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Volkswagen e-up! GTI

Divertimento e rispetto per l’ambiente: tutto in una sola auto. La Volkswagen e-up! GTI – variante più grintosa della citycar elettrica tedesca caratterizzata da un look identico a quello della up! GTI a benzina – potrebbe conquistare giovani automobilisti attenti all’ecologia.

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Volvo XC60 R

Volvo non produrrà mai una versione sportiva alimentata esclusivamente a benzina della XC60 visto che andrebbe contro le ultime politiche ecologiche della Casa svedese. Ma quanto ci piacerebbe una variante “cattiva” della SUV media scandinava spinta dal motore 2.0 a doppia sovralimentazione (turbo + compressore volumetrico) da 318 CV utilizzato come unità termica dalla Polestar Engineered.

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Pompa del carburante, come funziona e come controllarla

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Una delle componenti più importanti del motore della vostra auto è la pompa del carburante, che di fatto è quell’elemento che permette l’alimentazione corretta della vettura. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e come funziona e quando è arrivato il momento di cambiarla.

Come funziona la pompa del carburante di un’auto?

È importante sapere come funziona questo elemento così importante per la vostra auto, anche se non siete dei grandi intenditori di motori e di meccanica; in questo modo potete almeno capire come risolvere dei piccoli problemi che si possono verificare.

Partiamo dalle basi, la pompa del carburante si può dividere in due parti distinte:

  • una sezione idraulica, che rappresenta in effetti la vera e propria pompa, con valvole di aspirazione e per lo scarico;
  • una parte pneumatica.

Tra le due sezioni viene posizionata una membrana elastica che funziona da elemento pompante e separa appunto le due sezioni di cui si compone la pompa del carburante. Questa membrana oscilla in modo che varia il volume del corpo della pompa e, grazie a questi movimenti, è possibile far defluire il carburante che dal serbatoio viene spinto fino al carburatore dell’auto.

Solitamente la posizione in cui si trova la pompa è all’interno del serbatoio oppure al di sopra di esso, ma in alcune vetture può essere anche incorporata rispetto al serbatoio stesso, trovandosi quindi a fianco della ruota destra posteriore. Alzando i sedili posteriori e svitando le viti di fissaggio si può trovare il serbatoio.

Quali comportamenti provocano problemi o la rottura della pompa del carburante?

Viaggiare spesso con l’auto in riserva è il comportamento sbagliato che più di tutti può andare a provocare danni alla pompa del carburante e addirittura causarne la rottura. In questo caso infatti cosa succede? La pompa si surriscalda parecchio, rovinandosi, andando a distruggere il filtro e quindi creando un danno che sicuramente, per essere sistemato, richiede una spesa non di certo indifferente da sborsare al meccanico. È bene anche non utilizzare mai carburante di scarsa qualità, perché a lungo andare potrebbe portare alla rottura della pompa stessa.

Come facciamo a capire che la pompa del carburante si è rotta?

La pompa del carburante che non funziona a dovere comunica il danneggiamento con alcuni segnali, a cui è bene prestare immediatamente attenzione. Il primo è un forte odore di benzina all’interno dell’abitacolo, che indica la rottura di questo importante elemento. Anche nel caso in cui l’auto faccia fatica a mantenere la velocità o addirittura proceda a strappi, con decelerazioni progressive, il problema potrebbe essere la pompa del carburante. Altro sintomo da interpretare è la difficoltà di avviare l’auto.

Quando è necessario sostituire la pompa del carburante?

La pompa del carburante si deve sostituire in tutti i casi più gravi di malfunzionamento. Potete capire se è necessario cambiare la pompa facendo una piccola prova autonomamente o facendovi aiutare da qualcuno. Basta scollegare il tubo che porta la benzina al carburatore e andare a inserire l’estremità aperta in un contenitore. Potete quindi sedervi alla guida dell’auto e dare un colpo sul pedale dell’acceleratore, la benzina dovrebbe uscire e andare nel recipiente, se questo non succede allora vuol dire che la pompa non funziona e quindi deve essere assolutamente sostituita. Non si tratta di un’operazione complessa, ma è sempre bene far cambiare la pompa ad un meccanico professionista.

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Gonfiare le gomme dell’auto: come farlo correttamente

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Il gonfiaggio degli pneumatici dell’auto si può fare anche tranquillamente da soli, in maniera rapida e senza alcuna difficoltà. Vediamo come procedere per gonfiare in maniera esatta le gomme, senza rischiare che rimangano poco gonfie o che addirittura scoppino o comunque compromettano la sicurezza durante la circolazione in auto.

Gomme auto: impara a misurare la pressione

La prima cosa da fare è imparare a misurare la pressione degli pneumatici, per farlo serve un manometro, che puoi comprare in un negozio di autoricambi, dal ferramenta o anche presso le officine dei gommisti. Quelli portatili sono di piccole dimensioni e poco costosi, da circa 10 euro a 30 euro al massimo, in base alla struttura e alle caratteristiche. Per misurare la pressione delle gomme, trova la sporgenza in plastica lungo il bordo dello pneumatico e svitala, premendovi sopra la parte aperta del manometro.

Lascia che lo strumento rilevi la pressione dell’aria e estrailo, leggendo quindi il valore riportato. In questo modo potrai sapere quanta aria devi aggiungere, considerando che la pressione deve essere compresa tra 2.1 e 2.4 atmosfere per l’auto. Ricorda che, ovviamente, usando l’auto, gli pneumatici perdono atmosfere, quindi controlla almeno ogni due o tre mesi il gonfiaggio, per non rischiare pericolose esplosioni. Sul manuale della tua vettura o sull’adesivo che si trova nel lato interno della portiera del conducente, trovi la pressione esatta a cui devono essere gonfiate le gomme.

Gonfiare le gomme auto: cosa fare

Per poter gonfiare le gomme devi togliere i tappini alle valvole e trovare una pompa. Puoi usarne una manuale oppure un compressore automatico, che ovviamente è più costoso, ma anche più veloce. Se non hai una pompa, comprala o fattela prestare, in alternativa recati presso una stazione di servizio, dove potrai trovare un erogatore a gettoni.

Prima di iniziare a gonfiarle, assicurati che le gomme non siano calde; se ti trovi ad una stazione di servizio, procedi subito dopo aver fatto benzina. Dopo aver comprato del carburante infatti il servizio potrebbe essere gratuito.

Come procedere con il gonfiaggio delle gomme auto

Innanzitutto collega la pompa, se ti trovi alla stazione di rifornimento, allunga il tubo allo pneumatico più vicino e premi la punta nella valvola. Se le gomme sono molto sgonfie, ci vorranno alcuni minuti prima di poterle vedere gonfie al punto giusto, altrimenti, per un semplice “rabbocco”, potrebbero bastare anche solo una ventina di secondi. Durante la procedura regola la pressione, quando pensi di aver gonfiato abbastanza, estrai il tubo e misura la pressione con il manometro, se hai raggiunto il valore corretto, allora vuol dire che hai finito, altrimenti inserisci nuovamente la pompa e procedi.

Nel caso in cui invece hai superato la pressione consigliata dal manuale dell’auto, devi espellere l’eccesso. Come si fa? Premi la punta centrale della valvola della gomma con un’unghia o un piccolo strumento, fino a che senti il sibilo dell’aria compressa che fuoriesce dalla gomma troppo gonfia. È importante che gli pneumatici siano sempre gonfiati alla giusta pressione, secondo alcuni studi infatti, le gomme dell’auto sgonfie anche solo di pochi centesimi di atmosfere comportano un aumento del carburante e una maggiore usura.

Ricorda di riemettere il tappino ad ogni valvola una volta che hai gonfiato ogni pneumatico, riduce il rischio di perdite. La valvola infatti non rilascia aria, a meno che la sua punta centrale venga schiacciata.

 

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Willy T. Ribbs, la vera storia di Uppity

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Credits: Afro American Newspapers/Gado/Getty Images

Secondo il documentario Uppity – piuttosto agiografico – di Netflix Willy T. Ribbs (primo afroamericano ad aver guidato una monoposto di F1 e ad aver corso la 500 Miglia di Indianapolis) è stato un pilota fortissimo con una carriera frenata esclusivamente dalla sfortuna e dal razzismo.

In realtà Ribbs – soprannominato “presuntuoso” (“uppity” in inglese) dai rivali – è stato un driver come tanti, lontano dall’essere il Jackie Robinson (primo afroamericano a giocare nella Major League Baseball moderna) o il Muhammad Ali delle corse: scopriamo insieme la sua storia.

Willy T. Ribbs: la vera storia di Uppity

Willy T. Ribbs nasce il 3 gennaio 1955 a San Jose (USA): dopo aver frequentato una scuola di guida sportiva si trasferisce in Europa e inizia a farsi conoscere nelle categorie minori.

Il ritorno in America

Nel 1978 Ribbs torna in America, debutta in Formula Atlantic e viene invitato a correre per ragioni promozionali nella tappa di Charlotte del campionato NASCAR ma non prende parte alla gara perché viene arrestato dopo essere stato pizzicato contromano su una strada pubblica a senso unico.

Nel biennio 1981/1982 Willy T. Ribbs disputa altre corse in Formula Atlantic senza però brillare particolarmente.

Gli anni d’oro in Trans-Am

Ribbs esordisce nel campionato Trans-Am con la Chevrolet Camaro nel 1983, si aggiudica cinque gare (Portland, Mid-Ohio, Brainerd, Sears Point e Caesars Palace) e chiude la serie in seconda posizione assoluta portando a casa il premio Rookie of the Year riservato al miglior debuttante.

La stagione seguente – iniziata con la Chevrolet Corvette prima del passaggio alla Mercury Capri – termina con una terza piazza in classifica generale e con quattro successi.

Indianapolis e F1

Willy T. Ribbs – grazie al supporto del noto manager di boxe Don King – prova a qualificarsi, senza successo, alla 500 Miglia di Indianapolis del 1985.

L’anno successivo “Uppity” riesce addirittura a ottenere un test con la Brabham diventando il primo afroamericano di sempre alla guida di una monoposto di F1.

Secondo il documentario di Netflix Bernie Ecclestone (all’epoca responsabile della scuderia britannica) avrebbe voluto ingaggiare Willy T. Ribbs per il Mondiale F1 1986 ma la trattativa sarebbe saltata perché lo sponsor principale Olivetti voleva un pilota italiano (Elio De Angelis).

Una versione, a nostro avviso, un po’ dubbia visto che chiunque avrebbe preferito un driver d’esperienza come il nostro De Angelis (reduce da due campionati del mondo terminati in terza e in quinta posizione) a uno sconosciuto portato da Don King. Senza contare che durante il test i tempi di Ribbs furono sensibilmente più alti di quelli di De Angelis e Riccardo Patrese.

NASCAR e IMSA

Nella seconda metà degli anni ‘80 Willy T. Ribbs tenta l’avventura in NASCAR (nel 1986) e arriva terzo nel campionato IMSA GTO con due vittorie – Sears Point e Del Mar – ottenute al volante di una Toyota Celica.

La fine del documentario

Il documentario “Uppity” di Netflix termina con il racconto della carriera di Ribbs nei primi anni ‘90: un periodo caratterizzato dal debutto in IndyCar nel 1990 con una scuderia finanziata anche da Bill Cosby e dalla qualificazione alla 500 Miglia di Indianapolis ottenuta nel 1991 (primo driver afroamericano di sempre a conquistare questo importante traguardo).

Un racconto incompleto nel quale non viene citata la morte di un commissario di gara a Vancouver nel 1990 investito – senza colpe, sia chiaro – da Ribbs e l’esito della corsa di Indy al volante di una Lola motorizzata Buick, terminata con un ritiro dopo soli cinque giri a causa di un problema al propulsore.

Fine carriera

Willy T. Ribbs riesce a terminare la 500 Miglia di Indianapolis nel 1993 in occasione della seconda e ultima partecipazione (21°). L’anno successivo disputa l’ultima stagione in Indy Car e torna in pista solo nel 1999 in una gara della Indy Racing League.

Dopo alcune brevi esperienze a cavallo tra il Secondo e il Terzo Millennio in Trans-Am e nella NASCAR Truck Series il pilota americano crea nel 2011 il team Willy T. Ribbs Racing e disputa una gara nel campionato Indy Lights.

Willy T. Ribbs appende il casco al chiodo dopo questa corsa e si cimenta nello sport del tiro a volo praticato dal figlio Theodore.

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Ruggine dell’aria, come combattere il deterioramento quotidiano dell’auto

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Sarà capitato a molti di voi di vedere dei piccoli puntini di ruggine apparire pian piano sulla carrozzeria della propria auto, rovinandola. Pare infatti che il veicolo si arrugginisca e la cosa sembra inspiegabile, ma una motivazione c’è, nonostante la vernice originaria rimanga intatta. Il problema è la ruggine dell’aria, vediamo di che cosa si tratta e come risolverlo.

Ruggine dell’aria: che cos’è esattamente e da dove proviene

La ruggine dell’aria, chiamata anche ruggine impropria, purtroppo è un fenomeno che colpisce differenti auto ed è diffuso soprattutto nelle grandi città. L’effetto negativo è che può rovinare la carrozzeria dei veicoli anche in modo definitivo e irreversibile, quindi è bene porvi rimedio, prima di trovarsi inutilmente disperati perché la macchina che era lucente ha perso la compattezza e lo splendore che aveva appena uscita dalla concessionaria. Oltre a rovinarsi la carrozzeria, a causa della ruggine dell’aria, si può danneggiare anche l’aspetto dei vetri.

Per moltissimo tempo la ruggine impropria è rimasta praticamente sconosciuta, non si sapeva nulla circa la sua esistenza, fino al momento in cui tanti proprietari di auto hanno iniziato a notare che questo fenomeno è in grado di provocare danni all’espetto esteriore della propria vettura, più o meno nuova. La scocca esterna di automobili e anche di altre tipologie di veicoli, a causa della ruggine dell’aria, inizia man mano a presentare degli strani e piccoli puntini di ruggine cosparsi ovunque e di colore arancione. Un altro effetto negativo è che la carrozzeria inizia ad avere un aspetto opaco e quasi permeabile.

Come abbiamo già detto, a risentirne non è solo la vernice esterna ma anche gli specchi e i vetri della macchina, che iniziano a perdere la loro brillantezza e trasparenza. Ci sono differenti fattori che determinano la presenza di ruggine dell’aria sulla propria auto:

  • la vicinanza del parcheggio auto ai binari del tram o a quelli ferroviari: la ruggine è causata dalla polvere che si forma dall’attrito tra le ruote dei mezzi e le rotaie e da quella che proviene dall’impianto frenante. La polvere vola e si deposita sulle auto e, a contatto con l’aria e l’umidità, si trasforma in ruggine;
  • si lascia la vettura nel parcheggio di un’industria che produce queste polveri metalliche, come le centrali termiche e le fabbriche siderurgiche.

 Ruggine dell’aria: come si combatte questo fastidioso fenomeno

Dopo aver chiarito cosa sono quei fastidiosi puntini arancioni sulla vostra auto, come si forma la ruggine dell’aria e da dove proviene, proviamo anche a spiegare come è possibile eliminare questo fastidioso effetto antiestetico dalle vetture. In realtà, esistono degli accorgimenti particolari da tener presenti per evitare che la macchina si rovini in maniera molto veloce e soprattutto in maniera irreversibile.

La prima cosa da fare, ovviamente se possibile, è cercare di evitare di parcheggiare vicino a zone in cui passano treni o tram, in questo modo si può limitare la corrosione determinata dalla polvere che proviene da queste fonti. Un altro consiglio è quello di lasciare la propria macchina sempre coperta con un apposito telo per auto, soprattutto se si lascia per molto tempo ferma, aiuta a proteggerne la carrozzeria e l’aspetto dei vetri.

E infine, altra buona cosa, sarebbe quella di tenere sempre ben pulita la vostra auto, oltre a lavarla però iniziate ad utilizzare con costanza dei prodotti che siano in grado di proteggere la carrozzeria, come i Polish e altri a base di cere, che nutrono la vernice e evitano che la ruggine dell’aria vi penetri.

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Cruise control, cos’è e come funziona il controllo della velocità

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Il cruise control in auto è uno degli optional moderni di cui sono equipaggiate le nostre vetture ed è uno di quelli che rendono più sicura e agevole la vita a bordo. Si tratta infatti della tecnologia di ultima generazione in grado di regolare la velocità dell’auto su un valore predefinito, in questo modo, facilita la percorrenza sui percorsi più lunghi e lineari. Viene usato spesso infatti quando si viaggia in autostrada, dà la possibilità al conducente di riposare il piede destro, non è infatti necessario premere sull’acceleratore, se abbiamo impostato la velocità di percorrenza.

Come funziona il cruise control in auto?

Il cruise control è un dispositivo elettronico che permette all’automobilista, come abbiamo detto, di impostare la velocità di crociera da mantenere (da qui il suo nome). Ogni Casa auto ha realizzato un proprio sistema di comandi ad hoc, che di solito si trovano sul volante o su una leva al piantone dello sterzo. Premendo il tasto “SET” generalmente si accende il cruise control e così l’auto prosegue alla velocità alla quale si sta viaggiando. Con i pulsanti + o – invece si può accelerare o rallentare senza dover premere con il piede sull’acceleratore. Premendo il freno o l’acceleratore, si torna a prendere il comando dell’auto.

Che cos’è il cruise control adattivo?

Le origini del cruise control risalgono a molto tempo fa, la prima volta che venne montato su un’auto infatti fu circa sessant’anni fa, sulla Chrysler Imperial, che dal 1958 offriva a tutti i clienti interessati quello che noi oggi chiamiamo Auto Pilot, bastava richiederlo esplicitamente alla Casa. Il cruise control si è poi evoluto, soprattutto in questi ultimi anni in cui le vetture sono dotate sempre più di telecamere e sensori, e oggi viene chiamata tecnicamente Adaptive Cruise Control.

La differenza tra i classici sistemi di regolazione della velocità e l’Adaptive è che oggi quest’ultimo è in grado di adattare l’andatura anche in base alle condizioni di traffico, la nuova tecnologia è quindi decisamente più sofisticata rispetto a prima e permette alle auto di accelerare o frenare in maniera automatica e autonoma, senza che il guidatore faccia nulla. Il cruise control adattivo quindi, oltre all’impostazione della velocità di crociera desiderata prevista dal sistema classico, permette anche di inserire la misura della distanza di sicurezza che si vuole mantenere dal veicolo che precede.

La sicurezza del cruise control

Con il passare degli anni, ogni sistema di cruise control è stato man mano modificato e ammodernato, prestando molta attenzione alle migliorie da apportare. Quelli che vediamo oggi sulle moderne auto in commercio prevedono ad esempio reazione meno brusche, modificando la velocità in modo naturale e più morbido rispetto al passato. Addirittura alcuni modelli si adattano anche ai limiti di velocità previsti sui vari tratti di strada attraversata, perché l’auto è in grado di leggere e interpretare la segnaletica verticale grazie alla telecamera che si trova dietro il parabrezza.

Il rapporto tra il cruise control e la guida autonoma

Il cruise control è una nuova tecnologia di ultima generazione adatta a tutti, oggi la troviamo spesso offerta all’interno dei pacchetti di assistenza alla guida delle nuove auto, che sfruttano dei sistemi tecnologici all’avanguardia. La maggior parte dei veicoli moderni è dotata di sensori, radar, telecamere e differenti dispositivi di monitoraggio, oltre a un alto numero di centraline elettroniche a bordo, che rendono i mezzi stessi capaci di viaggiare praticamente da soli, in maniera autonoma.

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Citroën C4, le prime foto

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Citroën ha mostrato le prime foto della nuova C4: maggiori dettagli sulla terza generazione della compatta francese saranno comunicati durante la presentazione ufficiale prevista il prossimo 30 giugno.

Nuova Citroën C4: il pianale

La terza serie della C4 sarà molto probabilmente la prima Citroën di sempre sviluppata sul pianale CMP, lo stesso della Peugeot 2008.

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Citroën C4: benzina, diesel o elettrica

La nuova Citroën C4 sarà disponibile con tre alimentazioni: benzina, diesel ed elettrica. Quest’ultima si chiamerà Citroën ë-C4.

La gamma motori non è stata ancora comunicata ufficialmente ma dovrebbe comprendere le stesse unità montate dalla Peugeot 2008:

  • un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 102 CV
  • un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 131 CV
  • un 1.2 turbo tre cilindri benzina PureTech da 155 CV
  • un 1.5 turbodiesel BlueHDi da 102 CV
  • un 1.5 turbodiesel BlueHDi da 131 CV
  • un motore elettrico da 136 CV

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Citroën C4: compatta o SUV?

La terza generazione della Citroën C4 è – come l’antenata C4 Cactus – una compatta che strizza l’occhio al mondo delle SUV: una “segmento C” che punta a rubare clienti alla Fiat Tipo e che si distingue per l’assetto rialzato e per un look off-road.

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Nuova Citroën C4: il comfort

La Citroën C4 offrirà tutti i vantaggi del programma Citroën Advanced Comfortsospensioni con Progressive Hydraulic Cushions e sedili Advanced Comfort – con in più, sulla ë-C4, la silenziosità del motore elettrico.

L’articolo Citroën C4, le prime foto proviene da Icon Wheels.

Fonte:

La batteria dell’auto si scarica all’improvviso? Cause e soluzioni

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Con la batteria scarica non riusciamo ad avviare l’auto, questo è uno dei problemi in cui qualsiasi automobilista incorre almeno una volta nella vita, ma a cui possiamo porre rimedio in maniera semplice e abbastanza rapida.

Batteria dell’auto scarica: cosa succede?

La macchina non si accende quando la batteria è scarica, potete rendervene conto da alcuni segnali, come ad esempio il motorino d’avviamento che “tossicchia” ma non riesce a mettere in moto il motore o ancora le spie del quadro che si accendono. Nel caso in cui l’auto non dà nemmeno questi due minimi segnali di vita, purtroppo significa che la batteria improvvisamente ha ceduto o che è scollegata.

In alcuni casi può succedere anche che il quadro si accende ma non parte il motorino di avviamento, la causa potrebbe essere l’auto lasciata sotto il sole per molto tempo, durante la stagione estiva. Il caldo infatti può bloccare il motorino, potete provare a sbloccarlo a motore spento e senza inserire la chiave, dando dei piccoli colpi con una chiave inglese o un altro oggetto rudimentale, in mancanza di questo attrezzo. Se anche riprovando a avviare, l’auto non parte, significa che il problema non è il motorino ma la batteria.

Batteria auto scarica: quali sono le cause?

Un livello basso di carica della batteria può dipendere da differenti fattori:

  • dimenticare i fari accesi con il motore spento;
  • lasciare l’auto ferma per molto tempo;
  • lasciare la macchina ferma diverse ore, con temperature particolarmente rigide o elevate;
  • utilizzare in maniera prolungata lo stereo.

Se l’auto ha la batteria scarica, allora puoi:

  • smontare la batteria e ricaricarla con un caricabatterie;
  • farla ricaricare dall’elettrauto.

Nel caso in cui dobbiate ripartire subito e abbiate fretta, allora potete optare per la partenza a spinta oppure collegare la vostra batteria con quella di un’altra macchina, usando i cavi appositi, che è bene avere con sé sempre nel kit emergenza auto.

Il primo è il rimedio più semplice, ma sconsigliato per chi ha un’auto con marmitta catalitica, perché può danneggiare il catalizzatore anche in maniera irreversibile e molto grave. Quindi usate la partenza a spinta solo se siete disperati e non è possibile avviare l’auto in un altro modo, per mancanza dei cavi o di altre vetture.

Come si procede per la ricarica della batteria auto?

Se non vi trovate in una situazione di emergenza e quindi, ad esempio, avete lasciato l’auto per molto tempo in garage senza mai usarla e senza nemmeno scollegare la batteria, allora vediamo come procedere per la ricarica. La prima cosa da fare è asportare la batteria dall’auto e allentare i morsetti che la collegano alla vettura stessa. Dopodiché è possibile collegarla al caricabatterie e lasciarla in carica per circa 12 ore.

Solitamente la durata della batteria auto è di 3 anni circa, anche se a volte capita che duri anche fino a 5 o più anni. Potete accorgervi che si sta usurando quando iniziate ad avere difficoltà nell’accensione della macchina.

Batteria auto nuova: quanto costa?

Non tutte le batterie per auto hanno lo stesso prezzo, chiaramente cambia a seconda delle prestazioni e della portata e varia da un minimo di 50 euro o poco più, fino a più di 100 euro, in base alle caratteristiche. Attenzione alla data di produzione, quando comprate una batteria nuova. Se infatti è stata prodotta più di sei mesi prima, allora potrebbe aver già perso un po’ di carica, a causa della normale dispersione elettrica.

L’articolo La batteria dell’auto si scarica all’improvviso? Cause e soluzioni proviene da Icon Wheels.

Fonte:

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Esempi
▸ Una casa automobilistica vuole promuovere i propri veicoli elettrici ad utenti attenti all’ambiente che permangono in città dopo l’orario di ufficio. La pubblicità viene presentata dopo le 18:30 su una pagina con contenuti correlati (come un articolo sulle azioni per contrastare il cambiamento climatico) a utenti la cui posizione approssimativa suggerisce che si trovino in una zona urbana.
▸ Un grande produttore di vernici per acquerelli desidera realizzare una campagna pubblicitaria online per la sua ultima gamma di acquerelli, diversificando il pubblico per raggiungere il maggior numero possibile di artisti amatoriali e professionisti ed evitare di mostrare la pubblicità accanto a contenuti non in linea con questo obiettivo (ad esempio, articoli su come ridipingere la casa). Il numero di volte in cui la pubblicità è stata presentata all’utente viene rilevato e limitato, per evitare di riproporla troppo spesso.
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Esempi
▸ Se l’utente legge diversi articoli sui migliori accessori per bicicletta da acquistare, tali informazioni potrebbero essere utilizzate per creare un profilo sull’interesse dell’utente per gli accessori per bicicletta. Tale profilo può essere usato o migliorato in seguito, sugli stessi siti web o app o su siti web o app diversi, per presentare all’utente annunci su una determinata marca di accessori per bicicletta. Inoltre, se l’utente cerca un configuratore per veicoli sul sito web di un produttore di automobili di lusso, tali informazioni potrebbero essere combinate con il suo interesse per le biciclette per perfezionarne il profilo e supporre che all’utente interessi l’attrezzatura da ciclismo di lusso.
▸ Un’azienda di abbigliamento desidera promuovere una nuova linea di lusso di abbigliamento per bambini. Si mette in contatto con un’agenzia che ha una rete di clienti ad alto reddito (come supermercati di fascia alta) e chiede all’agenzia di creare profili di giovani genitori o coppie per i quali si può supporre che siano benestanti e che avranno un altro figlio, in modo da potersene avvalere in seguito per presentare annunci basati su tali profili all’interno delle app dei partner.
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Esempi
▸ Un rivenditore online vuole pubblicizzare una vendita limitata di scarpe da corsa. Vuole rivolgere gli annunci agli utenti che in precedenza avevano guardato scarpe da corsa sulla sua app mobile. Il riconoscimento dell’utente che ha precedentemente utilizzato l’app mobile per guardare scarpe da corsa, al fine di presentargli la pubblicità corrispondente sull’app, potrebbe realizzarsi tramite tecnologie di tracciamento.
▸ Un profilo creato per la pubblicità personalizzata in relazione a una persona che ha cercato accessori per biciclette su un sito web può essere utilizzato per presentare pubblicità pertinente di accessori per biciclette su un’app mobile di un’altra organizzazione.
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Esempi
▸ L’utente ha letto diversi articoli su una piattaforma di social media su come costruire una casa sull’albero. Queste informazioni potrebbero essere aggiunte al profilo per contrassegnare l’interesse dell’utente verso contenuti relativi all’outdoor e alle guide sul fai-da-te (con l’obiettivo di consentire la personalizzazione dei contenuti, in modo da presentare in futuro, ad esempio, più post di blog e articoli su case sull’albero e baite di legno).
▸ L’utente ha guardato tre video sull’esplorazione dello spazio su diverse app TV. Una piattaforma di notizie non correlata, con cui l’utente non ha avuto contatti, crea un profilo basato su quel comportamento di visualizzazione, contrassegnando l’esplorazione dello spazio come un argomento di possibile interesse per altri video.
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Esempi
▸ L’utente legge degli articoli sull’alimentazione vegetariana su una piattaforma di social media e poi usa l’app di cucina di un’azienda non correlata. Il profilo creato sull’utente sulla piattaforma di social media sarà utilizzato per presentare delle ricette vegetariane nella schermata di benvenuto dell’app di cucina.
▸ L’utente ha guardato tre video sul canottaggio su diversi siti web. Quando l’utente usa l’app TV, una piattaforma di condivisione video non correlata consiglia altri cinque video sul canottaggio di suo possibile interesse in base al profilo creato sull’utente quando ha visitato i vari siti web per guardare i video online.
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Esempi
▸ L’utente ha fatto clic su una pubblicità relativa a uno sconto per il “black Friday” da un negozio online sul sito web di un editore e ha acquistato un prodotto. Il clic dell’utente sarà collegato all’acquisto. L’interazione dell’utente e quella di altri utenti saranno valutate per sapere quanti clic sulla pubblicità hanno dato luogo a un acquisto.
▸ L’utente è tra i pochi ad aver fatto clic su una pubblicità relativa a uno sconto per la “Giornata internazionale della riconoscenza” applicato da un negozio di articoli regalo online all’interno dell’app di un editore. L’editore desidera avere dei report per comprendere con quale frequenza una specifica inserzione pubblicitaria all’interno dell’app e, in particolare, l’annuncio “Giornata internazionale della riconoscenza”, è stata visualizzata o cliccata dall’utente e da altri utenti, al fine di ottimizzare le inserzioni pubblicitarie dell’editore e dei suoi partner (come le agenzie).
Misurare le prestazioni dei contenuti
Richiesto da 1 partner
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Le informazioni relative ai contenuti presentati all’utente e al modo in cui l’utente interagisce con essi possono essere utilizzate per stabilire se i contenuti (non pubblicitari) hanno raggiunto, ad es., il pubblico previsto e incontrato i suoi interessi. Ad esempio, se l’utente legge un articolo, guarda un video, ascolta un podcast o guarda la descrizione di un prodotto, quanto tempo trascorre sul servizio, le pagine web visitate, ecc. Ciò è molto utile per comprendere la pertinenza dei contenuti (non pubblicitari) che vengono mostrati all’utente.


Esempi
▸ L’utente ha letto un post di un blog sulle escursioni su un’app mobile di un editore e ha seguito un link a un post attinente consigliato. Le interazioni dell’utente registrate dimostreranno che il post iniziale sull’escursionismo si è rivelato utile e capace di suscitare l’interesse dell’utente per il post correlato. Tale circostanza sarà valutata per sapere se produrre più post sull’escursionismo in futuro e dove posizionarli nella schermata iniziale dell’app mobile.
▸ All’utente è stato presentato un video sulle tendenze della moda, ma l’utente e molti altri utenti hanno smesso di guardarlo dopo 30 secondi. Queste informazioni vengono, quindi, utilizzate per valutare la giusta lunghezza di video futuri sulle tendenze della moda.
Comprendere il pubblico attraverso statistiche o la combinazione di dati provenienti da fonti diverse
Richiesto da 1 partner
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I report possono essere generati in base alla combinazione di set di dati (come profili utente, statistiche, ricerche di mercato, dati analitici) riguardanti le interazioni dell’utente e quelle di altri utenti con contenuti pubblicitari o (non pubblicitari) al fine di identificare caratteristiche comuni (ad esempio, per determinare quale pubblico di riferimento è più ricettivo a una campagna pubblicitaria o a determinati contenuti).

Esempi
▸ Il proprietario di una libreria online desidera un report commerciale che mostri la percentuale di visitatori che hanno consultato e lasciato il suo sito senza fare acquisti o hanno consultato e acquistato l’ultima autobiografia delle celebrità del mese, nonché l’età media e la distribuzione di genere per ciascuna categoria. I dati relativi alla navigazione dell’utente sul sito e alle sue caratteristiche personali vengono quindi utilizzati e combinati con altri dati di questo tipo per produrre le statistiche.
▸ Un inserzionista vuole comprendere meglio il tipo di pubblico che interagisce con le sue pubblicità. Richiede a un istituto di ricerca di confrontare le caratteristiche degli utenti che hanno interagito con gli annunci con le caratteristiche tipiche degli utenti di piattaforme simili, su diversi dispositivi. Il confronto rivela all’inserzionista che il suo pubblico sta accedendo agli annunci principalmente tramite dispositivi mobili e si colloca probabilmente nella fascia di età compresa tra i 45 e i 60 anni.
Sviluppare e migliorare i servizi
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Le informazioni sull’attività dell’utente sul servizio, come l’interazione con annunci o contenuti, possono essere molto utili per migliorare prodotti e servizi e creare nuovi prodotti e servizi basati sulle interazioni dell’utente, il tipo di pubblico, ecc. Questa specifica finalità non include lo sviluppo o il miglioramento dei profili utente e degli identificatori.

Esempi
▸ Una piattaforma tecnologica che collabora con un fornitore di social media nota una crescita degli utenti di app mobili e constata dai rispettivi profili che molti di loro si connettono attraverso connessioni mobili. Impiega una nuova tecnologia per fornire annunci formattati per i dispositivi mobili e a bassa larghezza di banda al fine di migliorarne le prestazioni.
▸ Un inserzionista sta cercando un modo per visualizzare annunci su un nuovo tipo di dispositivo per consumatori. Raccoglie informazioni sul modo in cui gli utenti interagiscono con il nuovo tipo di dispositivo, per valutare la possibilità di costruire un nuovo meccanismo per visualizzare pubblicità su questo tipo di dispositivo.
Categorie di dati
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Caratteristiche tecniche del dispositivo utilizzato che non sono specifiche dell’utente, come la lingua, il fuso orario o il sistema operativo.
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Un identificatore del dispositivo è una stringa univoca di caratteri assegnati al dispositivo o al browser dell’utente tramite un cookie o altre tecnologie di archiviazione. È possibile crearne uno o accedervi per riconoscere il dispositivo dell’utente, ad es. su tutte le pagine web dello stesso sito o su più siti o app.
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È possibile creare un identificatore probabilistico interconnettendo le caratteristiche associate al dispositivo (il tipo di browser o sistema operativo utilizzato) e l’indirizzo IP della connessione Internet. Con il consenso dell’utente, è possibile interconnettere anche altre caratteristiche (ad es. il carattere installato o la risoluzione dello schermo) per migliorare la precisione dell’identificatore probabilistico.Tale identificatore è considerato “probabilistico” perché più dispositivi possono condividere le stesse caratteristiche e la stessa connessione Internet. È possibile usarlo per riconoscere il dispositivo dell’utente, ad es. su tutte le pagine web dello stesso sito o su più siti o app.
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L’attività online dell’utente, ovvero i siti web che visita, le app che utilizza, i contenuti che cerca su questo servizio o le sue interazioni con contenuti o annunci, ad esempio il numero di volte che ha visualizzato un contenuto o un annuncio specifico o se ha cliccato sullo stesso.
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