Monthly Archives: Maggio 2020

Rinnovo patente di guida: come fare


Il rinnovo della patente di guida varia in relazione all’età della persona e alla tipologia di patente che si possiede. Per la patente A si effettua ogni 10 anni fino ai 50 anni di età, ogni 5 anni per età compresa tra 50 e 70 anni, ogni 3 anni dopo i 70 anni; lo stesso vale per la patente B.

Chi può conseguire la patente di guida?

Secondo l’art. 119 del Codice della Strada “non può ottenere la patente di guida o l’autorizzazione ad esercitarsi alla guida (…) chi sia affetto da malattia fisica o psichica, deficienza organica o minorazione psichica, anatomica o funzionale tale da impedire di condurre con sicurezza veicoli a motore”.

In quali strutture è possibile rinnovare la patente di guida?

Secondo il comma 2 dell’art. 119 del Codice della Strada “L’accertamento dei requisiti fisici e psichici, tranne che per i casi stabiliti nel comma 4, è effettuato dall’ufficio della unità sanitaria locale territorialmente competente, cui sono attribuite funzioni in materia medico-legale. L’accertamento suindicato può essere effettuato altresì da un medico responsabile dei servizi di base del distretto sanitario ovvero da un medico appartenente al ruolo dei medici del Ministero della salute, o da un ispettore medico delle Ferrovie dello Stato o da un medico militare in servizio permanente effettivo, o in quiescenza, o da un medico del ruolo professionale dei sanitari della Polizia di Stato o da un medico del ruolo sanitario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco o da un ispettore medico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. L’accertamento può essere effettuato dai medici di cui al periodo precedente, anche dopo aver cessato di appartenere alle amministrazioni e ai corpi ivi indicati, purché abbiano svolto l’attività di accertamento negli ultimi dieci anni o abbiano fatto parte delle commissioni di cui al comma 4 per almeno cinque anni. In tutti i casi tale accertamento deve essere effettuato nei gabinetti medici”.

Cosa recita il comma 4 dell’art. 119 del Codice della Strada?

“L’accertamento dei requisiti fisici e psichici è effettuato da commissioni mediche locali costituite dai competenti organi regionali ovvero dalle province autonome di Trento e Bolzano che provvedono altresì alla nomina dei rispettivi presidenti, nei riguardi:
a) dei mutilati e minorati fisici. Nel caso in cui il giudizio di idoneità non possa essere formulato in base ai soli accertamenti clinici si dovrà procedere ad una prova pratica di guida su veicolo adattato in relazione alle particolari esigenze;
b) di coloro che abbiano superato i sessantacinque anni di età e abbiano titolo a guidare autocarri di massa complessiva, a pieno carico, superiore a 3,5 t, autotreni ed autoarticolati, adibiti al trasporto di cose, la cui massa complessiva, a pieno carico, non sia superiore a 20 t, macchine operatrici;
c) di coloro per i quali è fatta richiesta dal prefetto o dall’ufficio competente del Dipartimento per i trasporti terrestri;
d) di coloro nei confronti dei quali l’esito degli accertamenti clinici, strumentali e di laboratorio faccia sorgere al medico di cui al comma 2 dubbi circa l’idoneità e la sicurezza della guida;
d-bis) dei soggetti affetti da diabete per il conseguimento, la revisione o la conferma delle patenti C, D, CE, DE e sottocategorie. In tal caso la commissione medica è integrata da un medico specialista diabetologo, sia ai fini degli accertamenti relativi alla specifica patologia sia ai fini dell’espressione del giudizio finale”.

Quanto costa il rinnovo della patente di guida?

Il rinnovo della patente di guida ha dei costi che cambiano a seconda della procedura scelta. La soluzione più comoda è rivolgersi a una scuola guida o un’agenzia di pratiche auto che fissa la visita medica. Il costo è superiore, perché si pagano la visita medica e il prezzo del servizio offerto dalla scuola guida o dall’agenzia.

La cifra è compresa tra i 100 e i 130 euro, è bene informarsi prima comunque e chiedere dei preventivi. Se si vuole invece risparmiare, allora è bene rivolgersi all’ASL per prenotare la visita medica.

Il costo varia in base al luogo di residenza, sicuramente è più basso: in genere spendono 26,20 per i due versamenti, 6,80 euro per la spedizione della nuova patente e infine il costo della visita medica, tra i 60 e i 90 euro.

Dopo essere stati sottoposti alla visita medica per il rinnovo della patente di guida cosa succede?

Possono configurarsi cinque casi: rinnovo della patente, rinnovo della patente per un periodo limitato, declassamento della patente, sospensione a tempo indeterminato della patente e revoca della patente.

In caso di esito positivo?

A partire dal giorno in cui è stata effettuata la visita, il Ministero dei Trasporti comunica un periodo che solitamente è di circa di 3-4 giorni per ricevere la nuova patente a casa. Dopo la visita comunque l’ente comunica in via telematica con la struttura centrale ministeriale l’idoneità per il rinnovo della patente. Questa quindi stampa la nuova patente di guida e la invia presso la residenza del conducente o all’indirizzo indicato.

Cosa succede se la nuova patente di guida non arriva a casa?

In caso di mancato ricevimento della patente entro 15 giorni dalla data della visita medica bisogna contattare il numero verde di Poste Italiane 800979416, dedicato al servizio di “Stampa e consegna patenti e libretti di circolazione”, disponibile 7 giorni su 7 e h24, ma accessibile solo da telefono fisso e non da mobile, oppure il numero verde del Ministero dei Trasporti 800232323, accessibile dalle 8.30 alle 14.00 e dalle 14.30 alle 17.30 dal lunedì al venerdì anche da telefoni mobili.

In quali casi non è possibile la conferma di validità della patente di guida per via telematica?

Richiesta presentata prima di quattro mesi antecedenti la data di scadenza della validità della patente, rinnovi contestuali di patente e di formazione di tipo CQC (Carta di qualificazione del conducente), rinnovi di validità di patente speciale quando è necessario sottoporre il titolare ad esperimento di guida, declassamenti di patente con contestuale conferma di validità, rinnovi di validità di patenti con provvedimenti ostativi attivi (sospensioni a tempo indeterminato, obbligo di revisione senza esito o con esito negativo, sospensioni con termine non concluso) di competenza degli Uffici Motorizzazione civile o degli organi periferici del Ministero dell’Interno, rinnovi di validità di patenti smarrite, sottratte, distrutte per le quali è obbligatorio presentare denuncia presso gli organi competenti e rinnovi di validità di patenti i cui dati non sono leggibili.

In questi casi dove bisogna andare per il rinnovo della patente di guida?

Presso la Motorizzazione Civile presentando la domanda di duplicato della patente di guida, corredata della prescritta documentazione e del certificato medico in bollo.

Come funziona il rinnovo della patente di guida per i cittadini italiani che si trovano all’estero?

Quando il titolare di patente italiana si stabilisce all’estero in uno Stato membro dell’Unione Europea, la circolare n.30/99 del Ministero dei Trasporti stabilisce che la patente scaduta può essere rinnovata solo da un’autorità dello Stato in cui ha sede la nuova residenza. La procedura è simile anche per i cittadini italiani che soggiornano in uno Stato extra UE, regolarmente iscritti all’ A.I.R.E.: il rinnovo della patente viene effettuato dalle autorità diplomatico-consolari, la patente deve essere scaduta da meno di 3 anni o non essere stata revocata in seguito ad una conversione con una patente straniera.


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Info Utili

Patente B: cosa si può guidare?

Cosa si può guidare con la patente B: non solo automobili ma anche furgoni e (a seconda di quando è stata conseguita la licenza) moto…

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Pneumatici, a cosa serve il controllo della profondità del battistrada

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Una delle cose più importanti per una buona manutenzione dell’auto è controllare costantemente lo stato di usura delle gomme. È necessario infatti fare attenzione agli pneumatici, che devono sempre essere ben tenuti, ne va della sicurezza della vettura ed è fondamentale rispettare quanto dice la Legge, per non rischiare di andare incontro a multe anche molto salate. Oltretutto, viaggiare con gomme troppo usurate aumenta i consumi, quindi controllare il battistrada permette anche di avere sempre sulla propria macchina pneumatici che consentono un risparmio nella spesa del carburante. Vediamo a cosa serve il controllo della profondità del battistrada e come è possibile farlo autonomamente.

Controllo del battistrada delle gomme auto: la profondità ideale

Controllare il battistrada degli pneumatici della propria vettura è fondamentale perché la sua profondità influisce sul movimento dell’auto e crea aderenza con il manto stradale. Maggiore è la profondità del battistrada, più alto il livello di aderenza. Le gomme di un’auto nuova hanno una profondità del battistrada che parte solitamente dagli 8/9 mm circa.

La Legge permette di guidare con le stesse gomme auto fino al momento in cui queste raggiungono una profondità del battistrada di circa 1.6 mm, distribuita sul 75% della larghezza dello pneumatico e lungo tutta la circonferenza. Il consiglio comunque è quello si cambiare le gomme estive e All Season nel momento in cui la profondità del battistrada raggiunge i 3 mm, per gli pneumatici invernali invece al raggiungimento dei 4 mm. Il problema infatti è che, raggiunti questi valori, l’usura delle gomme è molto più rapida e pericolosa.

Controllo degli indicatori di usura del battistrada degli pneumatici auto

La prima cosa da fare è controllare gli indicatori del battistrada che si trovano all’interno delle scanalature delle gomme della vettura. Si tratta nello specifico di barre orizzontali di piccole dimensioni che potrebbero anche trovarsi intorno alla circonferenza dello pneumatico. Come si effettua il controllo? È molto semplice, basta sapere che quando il livello di usura raggiunge il livello delle barre, cioè l’indicatore di profondità minima, allora è arrivato il momento di andare a sostituire le gomme.

Una cosa fondamentale da tenere presente però è che gli indicatori mostrano il momento in cui si raggiungono 1.6 mm di profondità, il minimo consentito dalla Legge, ma di molto inferiore a quello che in genere un buon gommista consiglia per una maggiore sicurezza in auto.

Per controllare autonomamente la profondità del battistrada delle gomme auto, parcheggiatela innanzitutto in piano, con freno a mano tirato e girando un po’ lo sterzo, per vedere meglio. Oltre agli indicatori, per una misurazione ancora più precisa, si possono usare anche altri strumenti. Nei negozi di accessori auto potete infatti trovare il calibro di profondità, attrezzo di piccole dimensioni e dal prezzo contenuto, che permette di misurare la profondità della scanalatura delle gomme.

Esiste anche un altro metodo casereccio ma molto usato, quello della moneta, che chiaramente non potrà mai essere così preciso come quelli che abbiamo descritto finora, ma utile sicuramente per tutti coloro che sono meno abili ed esperti con questa tipologia di lavori. Se l’auto monta pneumatici estivi, usate una moneta da 1 euro e mettetela nella scanalatura centrale, se sono visibili le stelle sul bordo, allora la gomma deve essere cambiata perché troppo usurata. Fate la stessa cosa anche per gli pneumatici invernali, ma usate la moneta da 2 euro, il bordo esterno argentato deve essere più basso della scanalatura, altrimenti le gomme vanno sostituite.

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Booster, avviatori d’emergenza, jump starter: la guida completa

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Il booster per auto (noto anche come avviatore d’emergenza o jump starter) è un dispositivo che permette di far ripartire una vettura con la batteria scarica senza bisogno di un altro veicolo di suppporto.

Attenzione, però: il booster non basta per avviare mezzi con una batteria in cattivo stato in quanto l’accumulatore inutilizzato per lungo tempo può essere solfatizzato o difettoso.

Di seguito troverete una guida completa ai booster: come funzionano e quali differenze ci sono tra quelli con batteria al litio e quelli con batteria al piombo.

Booster con batteria al piombo

I booster con batteria al piombo sono più ingombranti, più costosi e più pesanti di quelli con batteria al litio e si scaricano più rapidamente: vanno ricaricati completamente dopo l’acquisto e dopo ogni utilizzo e non vanno mai lasciati in stato di scarico totale. Sono dispositivi che vanno ricaricati ogni due mesi in inverno e ogni mese in estate e alcuni di questi integrano anche un compressore che consente di gonfiare gli pneumatici.

Booster con batteria al litio

I booster con batteria al litio sono delle powerbank pesanti circa mezzo chilo in grado di avviare il motore ma anche di caricare accessori elettronici come computer portatili e smartphone.

I più comuni avviatori d’emergenza con batteria al litio possono – come quelli al piombo – avviare veicoli con batteria da 12V (autovetture con una cilindrata fino a 5 litri se benzina e fino a 3 litri se diesel) ma si scaricano più lentamente: la carica va controllata almeno ogni tre mesi.

Il booster con batteria al litio viene generalmente venduto insieme alle pinze, a due cavi (USB-C e micro USB) e a un adattatore per l’accendisigari dell’auto e comprende luci indicatrici di carica, una torcia per illuminare in caso di condizioni di scarsa visibilità e un indicatore LED che mostra lo stato della pinza quando è collegata alla batteria. Esistono inoltre avviatori waterproof con certificazione IP67 (utilizzabili senza problemi anche in caso di pioggia), antishock (resistenti agli urti) e antipolvere.

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Auto storica, come iscriverla all’ASI e che cosa ne deriva

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Per chi possiede un’auto storica, fare l’iscrizione all’ASI, Automotoclub Storico Italiano, è molto vantaggioso, anche se non è obbligatorio. Registrando però la vettura storica, con più di 20 anni di vita, è possibile beneficiare di differenti vantaggi fiscali sull’assicurazione e sul bollo. C’è una determinata procedura da seguire per l’iscrizione dell’auto all’ASI, per accertare il valore storico del veicolo vengono presi in esame differenti dati tecnici.

Iscrizione dell’auto storica all’ASI: i requisiti

Per essere iscritta all’ASI un’auto deve avere già compiuto 20 anni dalla data di costruzione o dalla prima immatricolazione. Il possessore di una vettura storica iscritta all’albo ottiene le certificazioni che attestano l’autenticità e la rilevanza di un veicolo in quanto storico in maniera ufficiale. Le auto che hanno più di 20 anni vengono radiate d’ufficio dal PRA, lo stabilisce il Codice della Strada all’art. 60, ma per riconoscere la loro rilevanza storica devono possedere questa iscrizione e le relative certificazioni.

Come si fa l’iscrizione dell’auto storica all’ASI?

Per poter iscrivere il proprio veicolo bisogna rivolgersi a un Club Federato ASI, sono presenti in tutta Italia. Vengono richiesti determinati documenti, quindi è necessario presentare:

  • il certificato di proprietà o il foglio complementare;
  • le targhe dell’auto in originale;
  • il libretto di circolazione;
  • la copia del documento di riconoscimento del proprietario dell’auto;
  • i moduli di iscrizione all’ASI, necessari solo per alcune sedi del Club.

Vengono poi richieste alcune foto dell’auto, da differenti angolature. È importante fotografare il telaio dell’auto, il numero infatti è uno degli elementi identificativi più importanti per un’auto storica, uno dei primi fattori che vengono controllati in fase di iscrizione all’ASI, in modo da scongiurare contraffazioni e truffe.

Il Club Federato, una volta ricevuta tutta la documentazione richiesta, valuta le caratteristiche della vettura. La Commissione Tecnica tiene in considerazione fattori differenti, come la somiglianza della carrozzeria e del telaio alla forma originaria dell’auto e l’autenticità delle parti del motore. Se l’esito è positivo allora l’ASI rilascia:

  • Carta FIVA;
  • Certificato di Rilevanza Storica;
  • Certificato di Identità.

Sono tutte attestazioni conformi al Codice Tecnico Internazionale FIVA, la Federazione Internazionale dei Veicoli d’epoca.

Iscrizione di un’auto storica all’ASI: quanto costa?

Ci sono dei costi da sostenere ogni anno per l’iscrizione della vettura storica all’ASI, si tratta di:

  • una quota associativa all’ASI;
  • una quota associativa al Club Federato.

L’importo da pagare all’ASI varia ogni anno, ma solitamente è attorno ai 42 euro circa; il tesseramento ai Club federati invece vede una cifra da versare che varia, ma per delibera del Consiglio Federale ASI, la somma delle spese di iscrizione al Club e all’ASI non può essere di oltre 100 euro.

Iscrizione di un’auto storica all’ASI: quali sono i vantaggi?

L’iscrizione all’ASI non è obbligatoria per legge e ha dei costi da sostenere ogni anno, ma in realtà prevede una serie di agevolazioni che altrimenti vengono negate:

  • tariffa agevolata dell’assicurazione per auto storiche, le vetture iscritte all’ASI beneficiano di una copertura speciale, pagando un premio vantaggioso;
  • bollo auto ridotto, l’importo è dimezzato se l’auto ha un’età compresa tra i 20 e i 29 anni dalla data di immatricolazione;
  • l’auto iscritta all’ASI viene quotata maggiormente, riconosciuta nella sua importanza culturale e storica;
  • può partecipare a gare d’epoca e competizioni selezionate solo un’auto storica iscritta all’ASI.

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Auto a trazione integrale economiche: 10 proposte nuove sotto i 25.000 euro

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Le auto a trazione integrale sono molto amate da chi cerca mezzi in grado di affrontare percorsi in fuoristrada. Il listino è ricco di proposte economiche adatte a tutti i gusti e tutte le tasche.

In questa guida all’acquisto troverete dieci valide proposte 4×4 che costano meno di 25.000 euro.

L’elenco delle dieci auto a trazione integrale più economiche in commercio comprende soprattutto vetture giapponesi e modelli appartenenti al segmento delle piccole SUV, anche se non mancano veicoli di altre categorie provenienti da altre nazioni.

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Dacia Duster 1.5 Blue dCi 4×4 Essential – 17.800 euro

La Dacia Duster 1.5 Blue dCi 4×4 Essential è, secondo noi, la migliore proposta per chi cerca un’auto a trazione integrale economica.

La vivace piccola SUV rumena ha una dotazione di serie da integrare: il climatizzatore, infatti, è optional (500 euro).

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Fiat Panda 0.9 TwinAir Turbo 4×4 – 17.100 euro

La Fiat Panda 0.9 TwinAir Turbo 4×4 è l’auto a trazione integrale più economica del listino.

La variante a quattro ruote motrici della citycar torinese, realizzata sullo stesso pianale della 500, può vantare dimensioni esterne contenute (meno di 3,70 metri di lunghezza) ma è un po’ rumorosetta.

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Fiat Panda Cross – 19.100 euro

La Fiat Panda Cross è una variante della Panda 4×4 caratterizzata da un look ancora più off-road e da una dotazione di serie ricchissima. Non eccezionale, come sulla “cugina”, lo spazio a disposizione delle spalle di chi si accomoda dietro.

Questa versione particolare della citycar piemontese costruita sulla stessa piattaforma della 500 è l’unica auto a trazione integrale economica guidabile dai neopatentati.

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Mahindra XUV500 AWD W6 – 23.900 euro

La Mahindra XUV500 AWD W6 è una SUV media indiana economica a trazione integrale rivolta a chi ha bisogno di spazio: sette posti, un abitacolo immenso e un bagagliaio molto sfruttabile. Migliorabili i costi di gestione: il motore 2.2 turbodiesel – ricco di coppia (330 Nm) e pronto ai bassi regimi – ha una cilindrata elevata che non aiuta chi vuole risparmiare sull’assicurazione RC Auto, consuma parecchio e obbliga a pagare l’Ecotassa a causa delle emissioni elevate di CO2.

Le dimensioni esterne ingombranti (quasi 4,60 metri di lunghezza) e il peso eccessivo penalizzano inoltre l’agilità nelle curve.

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Subaru Impreza Pure – 22.750 euro

La Subaru Impreza Pure è una compatta giapponese a trazione integrale dotata di un buon bagagliaio.

I passeggeri posteriori più alti, però, non hanno molti centimetri a disposizione nella zona della testa.

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Subaru XV 1.6i Pure – 24.500 euro

La Subaru XV 1.6i Pure è una SUV media giapponese a trazione integrale.

Variante in salsa crossover della Impreza, può vantare – come la “cugina” – finiture molto curate.

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Suzuki Swift 4WD – 19.490 euro

La Suzuki Swift 4WD è la variante a trazione integrale della piccola giapponese.

Il motore mild hybrid benzina si accontenta di poco carburante ma non è molto pimpante ai bassi regimi.

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Suzuki Ignis 4WD – 19.250 euro

La Suzuki Ignis 4WD è una piccola SUV mild hybrid benzina a trazione integrale rivolta a chi cerca una 4×4 ecologica e poco assetata.

Agile nelle curve grazie al peso contenuto ma poco pratica (il bagagliaio è piccino), monta un motore povero di cavalli (83) e di coppia (107 Nm) tutt’altro che vivace.

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Suzuki Vitara 1.0 Boosterjet 4WD Cool – 23.980 euro

La Suzuki Vitara 1.0 Boosterjet 4WD Cool è una piccola SUV giapponese a trazione integrale.

Il motore è un 1.0 turbo benzina tre cilindri da 111 CV.

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Suzuki S-Cross 1.4 Boosterjet 4WD Cool – 24.990 euro

La Suzuki S-Cross 1.4 Boosterjet 4WD Cool è l’auto a trazione integrale più costosa tra quelle analizzate in questa guida all’acquisto.

Una crossover 4×4 comoda e silenziosa spinta da un propulsore pronto ai bassi regimi.

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Rc Auto, garanzia Kasko: in che cosa consiste e che cosa copre

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In Italia è obbligatoria la Rc Auto su ogni veicolo a motore, che copre parzialmente o integralmente i danni causati ad altre persone o cose nell’uso del mezzo stesso. Esistono anche delle garanzie accessorie che intervengono quando a provocare il danno è il proprietario stesso dell’auto e non un terzo. La Kasko è sicuramente una delle più note, che rimborsa il contraente in ogni caso, a prescindere dalla sua responsabilità. Vediamo di cosa si tratta.

Rc Auto, che cos’è la Kasko?

La Kasko consente un rimborso che non dipende dalla natura del danno subito ed è una formula consigliata in particolar modo a chi passa molto tempo alla guida dell’auto, principalmente per lavoro; in questi casi infatti il rischio di incorrere in un incidente è maggiore. Se il sinistro avviene a causa di una manovra improvvisa o di una distrazione e qualsiasi altro fattore che non rientra nella copertura della Rc Auto, l’unica salvezza è appunto la Kasko. Una garanzia che permette di avere una maggiore copertura e quindi il diritto di ottenere sempre l’indennizzo assicurativo. Chiaramente comporta una maggiorazione del premio annuo dell’assicurazione, come qualsiasi altra garanzia accessoria alla Rc Auto.

A chi si rivolge la Kasko della Rc Auto?

La Kasko è una garanzia molto indicata a chi passa tanto tempo al volante, chi viaggia parecchio ad esempio per lavoro, oppure si consiglia spesso a chi compra l’auto nuova, di elevato valore, e ai neopatentati. È una garanzia in più per chi ha meno esperienza in auto, per chi vuole ripararsi da eventuali danni di elevato valore o per chi, essendo ogni giorno alla guida, corre ovviamente un rischio maggiore. Le tipologie di Kasko proposte solitamente dalle compagnie assicurative ai clienti sono tre differenti:

  • Kasko a valore intero, senza alcun limite relativo alla copertura;
  • Kasko a primo rischio assoluto, è previsto un massimale fisso, a prescindere dal valore dell’auto;
  • Kasko a primo rischio relativo, si calcola la copertura massima in base al valore del veicolo.

Rc Auto, cosa copre la Kasko?

La Kasko non copre solo i danni causati da terzi al nostro veicolo, ma anche quelli che provochiamo noi stessi alla nostra auto. La copertura prevista può essere totale o parziale. Si chiama Kasko la garanzia che copre totalmente i danni, anche se il sinistro non coinvolge altre auto, a parte il guidatore assicurato. La mini-Kasko invece, chiamata anche polizza collisione, diminuisce la possibilità di risarcimento dei danni causati dal conducente quando provoca un sinistro con altre auto, non prevede quindi la copertura dei danni causati in un sinistro in solitaria. Ci sono anche delle esclusioni a cui è necessario prestare attenzione nel momento in cui si sottoscrive la polizza.

È necessario sapere infatti che non è garantita la copertura nel caso in cui il conducente stia guidando con patente scaduta o ritirata, sotto effetto di sostanze stupefacenti o in stato di ebbrezza. Oltretutto non si ottiene l’indennizzo se la causa dell’incidente è attribuibile a oggetti o animali trasportati, oppure per danni dolosi o causati da atti vandalici o eventi atmosferici, infatti per questi casi ci sono altre garanzie accessorie. La Kasko è quindi una garanzia ulteriore che può essere molto utile ad alcuni soggetti assicurati, è necessario valutare se il prezzo vale la necessità di attivarla.

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Patente italiana negli USA o patente internazionale, cosa bisogna sapere

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Se hai intenzione di fare un viaggio in America, allora è bene che tu conosca e rispetti le loro regole, anche per quanto riguarda la guida delle auto. Ci sono alcuni dubbi oggi inerenti alla patente di guida internazionale, se è obbligatoria o se basta avere la patente italiana per guidare negli Stati Uniti. Vediamo alcuni consigli utili e informazioni per chiarire la questione.

Patente italiana negli USA, è valida?

Per guidare negli Stati Uniti e per noleggiare un’auto è sufficiente avere la patente italiana in corso di validità. Se si ha una patente internazionale conforme alla Convenzione di Ginevra del 1949, allora il consiglio è quello di abbinarla alla patente normale, in modo che gli eventuali controlli della Polizia possano essere più semplici e rapidi. Con la licenza di guida italiana si può guidare in tutti i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea, ma anche in altri extra-europei e europei fuori dall’Unione.

Patente internazionale negli USA: validità

Esistono due modelli differenti di patente internazionale, negli Stati Uniti d’America serve quella conforme alla Convenzione di Ginevra del 1949, che ha una validità di un solo anno, trascorso il quale va rifatta nuovamente, non può essere infatti rinnovata e devono essere sostenuti nuovamente tutti i costi. Per poter guidare negli USA comunque non serve necessariamente la patente internazionale, ma per ogni eventuale controllo ricordatevi di portare sempre con voi il passaporto.

In ogni caso, la patente internazionale conforme alla Convenzione di Ginevra del 1949 è valida in tutti gli Stati Uniti d’America, senza alcuna distinzione. Non è però indispensabile, ripetiamo infatti che può bastare la patente di guida italiana, valida in qualsiasi situazione, quindi sia per la guida del proprio mezzo che per il noleggio auto. La patente internazionale potrebbe servire solo ed esclusivamente in caso di un soggiorno prolungato, non legato ad una situazione turistica.

Patente internazionale per gli Stati Uniti: come fare la richiesta

Ci sono due vie differenti per poter richiedere la patente internazionale per gli Stati Uniti:

  • presso gli Uffici della Motorizzazione Civile, recandovisi autonomamente;
  • usando i servizi ACI, che richiedono però dei costi aggiuntivi.

Nel primo caso la procedura è la seguente:

  • innanzitutto serve l’apposito modello TT746 che si trova negli uffici stessi;
  • occorrono poi la ricevuta del versamento pari a 10,20 euro da effettuare sul c/c 9001 da bollettino, la ricevuta del versamento pari a 16,00 euro sul c/c 4028, entrambi i bollettini si trovano in posta o alla Motorizzazione, una marca da bollo da 16,00 euro, 2 fototessere di cui una autenticata, la fotocopia fronte e retro della patente di guida italiana in corso di validità.

Usando i servizi ACI invece:

  • innanzitutto è necessario sapere che si paga un sovrapprezzo per la gestione della pratica che facilita i tempi, il costo totale è di circa 76,00 euro;
  • vengono richiesti 2 fototessere di cui una autenticata, la patente di guida italiana valida, la Carta d’Identità valida e il Codice Fiscale.

Il consiglio è di fare la richiesta, in una qualsiasi delle due procedura alternative, almeno due mesi prima del bisogno. Nonostante i tempi di consegna del documento si siano accorciati negli ultimi anni, è sempre bene non arrivare all’ultimo momento e rischiare poi di non ricevere la propria patente di guida internazionale prima di partire per gli Stati Uniti. Ricordiamo che la patente italiana, nel caso in cui ci si rechi negli USA per turismo, è sufficiente.

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BMW serie 5 restyling: foto e dati

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Tempo di restyling per la BMW serie 5: a quattro anni dal lancio la settima generazione dell’ammiraglia bavarese ha beneficiato di numerose modifiche (più tecniche che estetiche).

Di seguito troverete le foto e i dati della rinnovata “segmento E” tedesca a trazione posteriore o integrale, disponibile nelle varianti berlina e station wagon Touring. Il debutto sul mercato è previsto per luglio 2020.

BMW serie 5 restyling: cosa cambia nel design

I principali cambiamenti di design apportati dagli stilisti BMW alla settima evoluzione della serie 5 in occasione del restyling sono concentrati soprattutto nel frontale con la griglia più larga e alta e i fari anteriori più sottili. Tra gli optional troviamo l’impianto full LED con funzione in curva adattiva, abbaglianti BMW Selective Beam con tecnologia a matrice e assistente abbaglianti o il sistema BMW Laserlight.

La zona posteriore è più simile alla versione pre-lifting: terminali di scarico trapezoidali su tutta la gamma e luci dei freni integrate nei gruppi ottici.

Negli interni della BMW serie 5 restyling spiccano invece il volante ridisegnato, i nuovi comandi sulla consolle centrale, il climatizzatore automatico con più funzionalità e – tra gli optional – i sedili multifunzione M o con rivestimento perforato Sensatec e inedite modanature.

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BMW serie 5 restyling: i motori

La tecnologia mild hybrid 48V BMW sbarca ufficialmente su tutti i motori a quattro e sei cilindri della serie 5 restyling.

Per quanto riguarda le versioni ibride plug-in segnaliamo invece il debutto della 530e Touring a quattro cilindri e l’arrivo – a novembre 2020 – della nuova variante 545e a sei cilindri in linea (propulsore 3.0 turbo benzina abbinato a un’unità elettrica, 394 CV di potenza totale e un’autonomia di 54-57 km a emissioni zero).

La gamma motori della BMW serie 5 restyling è composta da nove unità sovralimentate:

  • un 4.4 V8 biturbo benzina da 530 CV (M550i)
  • un 2.0 turbo mild hybrid benzina da 184 CV (520i)
  • un 2.0 turbo mild hybrid benzina da 252 CV (530i)
  • un 3.0 a sei cilindri turbo mild hybrid benzina da 333 CV (540i)
  • un 2.0 mild hybrid turbodiesel da 190 CV (520d)
  • un 3.0 a sei cilindri in linea mild hybrid turbodiesel da 286 CV (530d)
  • un 3.0 a sei cilindri in linea mild hybrid turbodiesel da 340 CV (540d)
  • un 2.0 turbo ibrido plug-in benzina da 292 CV (530e)
  • un 3.0 a sei cilindri in linea turbo ibrido plug-in benzina da 394 CV (545e)

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BMW serie 5 restyling: arriva Android Auto (e non solo)

La BMW serie 5 restyling avrà (finalmente) Android Auto oltre a Apple CarPlay: è questa la novità più importante relativa all’infotainment dell’ammiraglia teutonica.

Da non sottovalutare, inoltre, l’aggiornamento remoto del software, il Control Display centrale standard da 10,25” e optional da 12,3” e il nuovo sistema operativo BMW 7 che permette i servizi del BMW Intelligent Personal Assistant.

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BMW serie 5 restyling: piacere di guida

I clienti della BMW serie 5 restyling possono incrementare il piacere di guida attingendo al ricco listino degli optional: sospensioni sportive M, sospensioni adattive M o sospensioni adattive M Professional con stabilizzazione attiva del rollio.

Senza dimenticare lo sterzo attivo integrale perfezionato ora in grado di ruotare le ruote posteriori anche a velocità inferiori a 3 km/h e la possibilità di avere le pinze freno rosse in alternativa a quelle blu dei freni M Sport.

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BMW serie 5 restyling: gli ADAS

Il Lane Departure Warning incluso con il Driving Assistant (optional) prevede anche il sistema di rientro in corsia tramite l’assistenza dello sterzo mentre lo Steering & Lane Control Assistant del nuovo pacchetto Driving Assistant Professional offrono anche la navigazione attiva (che utilizza i dati del GPS per individuare in anticipo quando sarà richiesto un cambio di corsia).

Tra gli altri dispositivi di assistenza alla guida acquistabili sulla BMW serie 5 restyling troviamo l’assistente di corsia di emergenza che guida automaticamente la vettura fino al bordo ideale della corsia negli ingorghi stradali e il Parking Assistant impreziosito con l’assistente alla retromarcia (che prende il controllo dello sterzo mentre esegue la manovra per distanze fino a 50 metri). Il Drive Recorder consente invece di girare e archiviare video dell’area in cui si trova il veicolo.

BMW serie 5 M Sport Edition

Oltre alla consueta versione M Sport la BMW serie 5 restyling sarà disponibile anche nell’edizione limitata (solo 1.000 esemplari in tutto il mondo) M Sport Edition: pacchetto M Sport, ruote Air Performance specifiche e finitura in vernice metallizzata Donington Grey.

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Bollino blu auto e moto: che cos’è e a cosa serve

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Il bollino blu in Italia è uno degli obblighi da rispettare da tutti coloro che possiedono un veicolo. Si tratta di una certificazione che dimostra che è stato effettuato il controllo dei gas di scarico dell’auto, introdotto nel 2012 per poter verificare quale impatto hanno sull’inquinamento i mezzi che circolano sulle nostre strade.

Che cos’è il bollino blu per auto e moto

Il bollino blu obbligatorio in Italia conferma che il veicolo ha superato il controllo periodico sui gas di scarico. Dal 2012 questa verifica su tutti i mezzi circolanti deve essere effettuata in concomitanza con la revisione auto e quindi ogni due anni per tutti i veicoli che hanno più di 4 anni e dopo 4 anni invece per le auto e le moto appena acquistate, poi anche per loro ogni due anni, esattamente la stessa disciplina della revisione.

Con questa tipologia di controllo, il meccanico analizza le emissioni di monossido di carbonio per le auto a benzina, il grado di opacità per il diesel e il fattore lambda per i mezzi catalizzati. Il bollino blu viene rilasciato solo ed esclusivamente se i valori non superano quelli stabiliti per legge.

Bollino blu per auto e moto: dove si fa e quanto costa?

Come abbiamo detto, i controlli ai gas di scarico vengono effettuati in concomitanza con la revisione, il rilascio del bollino blu poi avviene tramite l’officina stessa autorizzata, l’ACI o la Motorizzazione Civile.

Il prezzo complessivo di revisione auto e moto e bollino blu varia a seconda del luogo in cui si decidono di fare i controlli al proprio veicolo. La disciplina potrebbe variare in base alla Regione di residenza, per questo motivo si raccomanda di chiedere sempre alle officine autorizzate.

Solitamente, in media, per chi sceglie di fare la revisione e il bollino blu presso un’officina autorizzata, il prezzo è di 64,80 euro, presso le officine ACI invece 65,25 euro, più 25 euro da aggiungere se non siete soci; se scegliete la Motorizzazione Civile allora il costo è di 45 euro, anche se ci sono tempi di attesa molto lunghi e dei moduli da compilare e consegnare prima.

La sanzione prevista per chi non effettua la revisione e non ha il bollino blu va dai 159,00 a 639,00 euro, con sospensione della circolazione fino alla conferma dell’esito positivo della verifica dei gas di scarico. Nel caso di controllo in autostrada, si rischia anche il fermo amministrativo del veicolo. Se mancano revisioni anche di più anni precedenti, la sanzione viene raddoppiata.

Oggi non è più obbligatorio esporre il bollino blu sul parabrezza del veicolo, ma è necessario avere con sé il certificato in grado di dimostrare che sia stato effettuato il controllo dei gas di scarico durante la revisione. In ogni caso, è sempre meglio consultare il regolamento della Regione di residenza in materia, per non sbagliare e rischiare multe.

Bollino blu: quali categorie di veicoli sono esenti

Alcuni mezzi circolanti sulle nostre strade sono esentati dal controllo dei gasi di scarico e quindi dall’ottenimento del bollino blu, si tratta delle auto elettriche e di quelle storiche. Queste ultime devono essere registrate all’ACI Storico e non devono circolare con frequenza: ovviamente una vettura molto datata oggi non è sicuramente in regola con i nuovi valori di emissioni stabiliti per legge. Il bollino blu viene indicato come bollino verde in alcune Regioni d’Italia ed è obbligatorio praticamente in quasi tutti i comuni del nostro Paese. Le auto non civili e di proprietà delle Forze Armate sono esenti dal controllo.

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Porsche Cayman GTS (2014): pregi e difetti della supercar tedesca

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La Porsche Cayman GTS era, nel 2014 (anno di debutto sul mercato), la versione più potente della seconda generazione della supercar di Zuffenhausen (anche nota con la sigla 981).

I primi esemplari della coupé tedesca – dotata dello stesso motore depotenziato della 911 Carrera “base” 991 – sono introvabili sul mercato dell’usato (più semplice rintracciare le meno potenti S) e hanno quotazioni che si aggirano intorno ai 55.000 euro. Scopriamo insieme i pregi e i difetti della sportiva teutonica.

I pregi della Porsche Cayman GTS del 2014

Abitabilità

I sedili sono solo due ma l’abitacolo è spazioso.

Finitura

Materiali di qualità assemblati alla perfezione: difficile trovare di meglio nel segmento delle supercar.

Dotazione di serie

Quanto basta: antifurto, autoradio Aux CD Mp3, cerchi in lega, climatizzatore, fari bixeno a orientamento automatico, interni in pelle, luci posteriori scure, nome modello sulle porte, scarico sportivo, sedili sportivi regolabili elettricamente, soffitto in Alcantara, sospensioni attive PASM e volante SportDesign in Alcantara.

Capacità bagagliaio

Difficile trovare supercar più versatili. La Porsche Cayman GTS ha due vani – uno davanti e uno dietro (merito del motore posteriore/centrale) – che soddisfano le esigenze di una coppia.

Posto guida

Posizione di seduta bassa, sedile avvolgente, volante verticale e tante regolazioni a disposizione. Non molto ergonomici i comandi del climatizzatore.

Climatizzazione

Impianto potente, bocchette grandi, pulsanti un po’ scomodi.

Sospensioni

Ovviamente rigide ma mai fastidiose.

Rumorosità

Il propulsore ha un sound eccezionale ma sa essere garbato quando serve.

Motore

Il 3.4 aspirato Euro 6 a benzina a sei cilindri contrapposti della Porsche Cayman GTS è un gioiello da 340 CV e 380 Nm di coppia che regala le cose migliori sopra i 5.000 giri.

Cambio

La trasmissione manuale a sei marce è valida ma introvabile: la maggioranza dei clienti all’epoca optò per l’automatico PDK (doppia frizione) a sette rapporti.

Sterzo

Un comando semplicemente perfetto.

Prestazioni

Decisamente convincenti: 285 km/h di velocità massima e 4,9 secondi per accelerare da 0 a 100 chilometri orari.

Dotazione di sicurezza

Completa: airbag frontali, laterali e a tendina e controlli di stabilità e trazione.

Visibilità

Buona quella anteriore, migliorabile quella posteriore: acquistate esemplari dotati di sensori di parcheggio (erano optional all’epoca).

Freni

Da dieci e lode: potenti e mai in affanno neanche dopo un uso prolungato in pista.

Tenuta di strada

La Porsche Cayman GTS è una delle sportive migliori per chi vuole divertirsi: agile nelle curve, coinvolgente e adatta anche a piloti non esperti (a patto di non esagerare).

Prezzo

Da nuova nel 2014 la Porsche Cayman GTS costava 79.290 euro: una cifra alta ma adeguata ai contenuti offerti. Oggi è introvabile – più semplice rintracciare le meno potenti S – e le sue quotazioni recitano 55.000 euro: poco meno di una Toyota Supra 2.0 “base” appena uscita dal concessionario.

Consumo

Non esagerato: 11,1 km/l dichiarati.

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I difetti della Porsche Cayman GTS del 2014

Tenuta del valore

Buona ma sensibilmente inferiore a quella di una 911.

Garanzie

La copertura globale è scaduta nel 2016 mentre quella sulla verniciatura nel 2017. Ancora valida – fino al 2024 – la protezione sulla corrosione.

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▸ Un grande produttore di vernici per acquerelli desidera realizzare una campagna pubblicitaria online per la sua ultima gamma di acquerelli, diversificando il pubblico per raggiungere il maggior numero possibile di artisti amatoriali e professionisti ed evitare di mostrare la pubblicità accanto a contenuti non in linea con questo obiettivo (ad esempio, articoli su come ridipingere la casa). Il numero di volte in cui la pubblicità è stata presentata all’utente viene rilevato e limitato, per evitare di riproporla troppo spesso.
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▸ Se l’utente legge diversi articoli sui migliori accessori per bicicletta da acquistare, tali informazioni potrebbero essere utilizzate per creare un profilo sull’interesse dell’utente per gli accessori per bicicletta. Tale profilo può essere usato o migliorato in seguito, sugli stessi siti web o app o su siti web o app diversi, per presentare all’utente annunci su una determinata marca di accessori per bicicletta. Inoltre, se l’utente cerca un configuratore per veicoli sul sito web di un produttore di automobili di lusso, tali informazioni potrebbero essere combinate con il suo interesse per le biciclette per perfezionarne il profilo e supporre che all’utente interessi l’attrezzatura da ciclismo di lusso.
▸ Un’azienda di abbigliamento desidera promuovere una nuova linea di lusso di abbigliamento per bambini. Si mette in contatto con un’agenzia che ha una rete di clienti ad alto reddito (come supermercati di fascia alta) e chiede all’agenzia di creare profili di giovani genitori o coppie per i quali si può supporre che siano benestanti e che avranno un altro figlio, in modo da potersene avvalere in seguito per presentare annunci basati su tali profili all’interno delle app dei partner.
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▸ Un profilo creato per la pubblicità personalizzata in relazione a una persona che ha cercato accessori per biciclette su un sito web può essere utilizzato per presentare pubblicità pertinente di accessori per biciclette su un’app mobile di un’altra organizzazione.
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Esempi
▸ L’utente ha letto diversi articoli su una piattaforma di social media su come costruire una casa sull’albero. Queste informazioni potrebbero essere aggiunte al profilo per contrassegnare l’interesse dell’utente verso contenuti relativi all’outdoor e alle guide sul fai-da-te (con l’obiettivo di consentire la personalizzazione dei contenuti, in modo da presentare in futuro, ad esempio, più post di blog e articoli su case sull’albero e baite di legno).
▸ L’utente ha guardato tre video sull’esplorazione dello spazio su diverse app TV. Una piattaforma di notizie non correlata, con cui l’utente non ha avuto contatti, crea un profilo basato su quel comportamento di visualizzazione, contrassegnando l’esplorazione dello spazio come un argomento di possibile interesse per altri video.
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Esempi
▸ L’utente legge degli articoli sull’alimentazione vegetariana su una piattaforma di social media e poi usa l’app di cucina di un’azienda non correlata. Il profilo creato sull’utente sulla piattaforma di social media sarà utilizzato per presentare delle ricette vegetariane nella schermata di benvenuto dell’app di cucina.
▸ L’utente ha guardato tre video sul canottaggio su diversi siti web. Quando l’utente usa l’app TV, una piattaforma di condivisione video non correlata consiglia altri cinque video sul canottaggio di suo possibile interesse in base al profilo creato sull’utente quando ha visitato i vari siti web per guardare i video online.
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Esempi
▸ L’utente ha fatto clic su una pubblicità relativa a uno sconto per il “black Friday” da un negozio online sul sito web di un editore e ha acquistato un prodotto. Il clic dell’utente sarà collegato all’acquisto. L’interazione dell’utente e quella di altri utenti saranno valutate per sapere quanti clic sulla pubblicità hanno dato luogo a un acquisto.
▸ L’utente è tra i pochi ad aver fatto clic su una pubblicità relativa a uno sconto per la “Giornata internazionale della riconoscenza” applicato da un negozio di articoli regalo online all’interno dell’app di un editore. L’editore desidera avere dei report per comprendere con quale frequenza una specifica inserzione pubblicitaria all’interno dell’app e, in particolare, l’annuncio “Giornata internazionale della riconoscenza”, è stata visualizzata o cliccata dall’utente e da altri utenti, al fine di ottimizzare le inserzioni pubblicitarie dell’editore e dei suoi partner (come le agenzie).
Misurare le prestazioni dei contenuti
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Esempi
▸ L’utente ha letto un post di un blog sulle escursioni su un’app mobile di un editore e ha seguito un link a un post attinente consigliato. Le interazioni dell’utente registrate dimostreranno che il post iniziale sull’escursionismo si è rivelato utile e capace di suscitare l’interesse dell’utente per il post correlato. Tale circostanza sarà valutata per sapere se produrre più post sull’escursionismo in futuro e dove posizionarli nella schermata iniziale dell’app mobile.
▸ All’utente è stato presentato un video sulle tendenze della moda, ma l’utente e molti altri utenti hanno smesso di guardarlo dopo 30 secondi. Queste informazioni vengono, quindi, utilizzate per valutare la giusta lunghezza di video futuri sulle tendenze della moda.
Comprendere il pubblico attraverso statistiche o la combinazione di dati provenienti da fonti diverse
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I report possono essere generati in base alla combinazione di set di dati (come profili utente, statistiche, ricerche di mercato, dati analitici) riguardanti le interazioni dell’utente e quelle di altri utenti con contenuti pubblicitari o (non pubblicitari) al fine di identificare caratteristiche comuni (ad esempio, per determinare quale pubblico di riferimento è più ricettivo a una campagna pubblicitaria o a determinati contenuti).

Esempi
▸ Il proprietario di una libreria online desidera un report commerciale che mostri la percentuale di visitatori che hanno consultato e lasciato il suo sito senza fare acquisti o hanno consultato e acquistato l’ultima autobiografia delle celebrità del mese, nonché l’età media e la distribuzione di genere per ciascuna categoria. I dati relativi alla navigazione dell’utente sul sito e alle sue caratteristiche personali vengono quindi utilizzati e combinati con altri dati di questo tipo per produrre le statistiche.
▸ Un inserzionista vuole comprendere meglio il tipo di pubblico che interagisce con le sue pubblicità. Richiede a un istituto di ricerca di confrontare le caratteristiche degli utenti che hanno interagito con gli annunci con le caratteristiche tipiche degli utenti di piattaforme simili, su diversi dispositivi. Il confronto rivela all’inserzionista che il suo pubblico sta accedendo agli annunci principalmente tramite dispositivi mobili e si colloca probabilmente nella fascia di età compresa tra i 45 e i 60 anni.
Sviluppare e migliorare i servizi
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Le informazioni sull’attività dell’utente sul servizio, come l’interazione con annunci o contenuti, possono essere molto utili per migliorare prodotti e servizi e creare nuovi prodotti e servizi basati sulle interazioni dell’utente, il tipo di pubblico, ecc. Questa specifica finalità non include lo sviluppo o il miglioramento dei profili utente e degli identificatori.

Esempi
▸ Una piattaforma tecnologica che collabora con un fornitore di social media nota una crescita degli utenti di app mobili e constata dai rispettivi profili che molti di loro si connettono attraverso connessioni mobili. Impiega una nuova tecnologia per fornire annunci formattati per i dispositivi mobili e a bassa larghezza di banda al fine di migliorarne le prestazioni.
▸ Un inserzionista sta cercando un modo per visualizzare annunci su un nuovo tipo di dispositivo per consumatori. Raccoglie informazioni sul modo in cui gli utenti interagiscono con il nuovo tipo di dispositivo, per valutare la possibilità di costruire un nuovo meccanismo per visualizzare pubblicità su questo tipo di dispositivo.
Categorie di dati
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Caratteristiche tecniche del dispositivo utilizzato che non sono specifiche dell’utente, come la lingua, il fuso orario o il sistema operativo.
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Un identificatore del dispositivo è una stringa univoca di caratteri assegnati al dispositivo o al browser dell’utente tramite un cookie o altre tecnologie di archiviazione. È possibile crearne uno o accedervi per riconoscere il dispositivo dell’utente, ad es. su tutte le pagine web dello stesso sito o su più siti o app.
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È possibile creare un identificatore probabilistico interconnettendo le caratteristiche associate al dispositivo (il tipo di browser o sistema operativo utilizzato) e l’indirizzo IP della connessione Internet. Con il consenso dell’utente, è possibile interconnettere anche altre caratteristiche (ad es. il carattere installato o la risoluzione dello schermo) per migliorare la precisione dell’identificatore probabilistico.Tale identificatore è considerato “probabilistico” perché più dispositivi possono condividere le stesse caratteristiche e la stessa connessione Internet. È possibile usarlo per riconoscere il dispositivo dell’utente, ad es. su tutte le pagine web dello stesso sito o su più siti o app.
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L’attività online dell’utente, ovvero i siti web che visita, le app che utilizza, i contenuti che cerca su questo servizio o le sue interazioni con contenuti o annunci, ad esempio il numero di volte che ha visualizzato un contenuto o un annuncio specifico o se ha cliccato sullo stesso.
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